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Gli utenti hanno possibilità di dialogare tra loro e con esperti prima inaccessibili. Le aziende che forzano pubblicità con modelli “old” spesso portano a casa migliaia di impression ma poca fidelizzazione sulla marca e, a lungo andare, anche sempre meno nuovi clienti. Al contrario delle aziende “partecipative” alla comunicazione col cliente, che impegnandosi con loro e per loro ne creare valore aggiunto con servizi e comunicazione interattiva in rete, hanno risultati economici stupefacenti e in costante ascesa nel tempo. Se prima l’azienda doveva bombardare di messaggi pubblicitari i suoi utenti possibili clienti per farsi conoscere, oggi il tamtam in rete precede ed evolve i contenuti comunicativi creando immagini percepite su prodotti, marchi, persone che vanno al di la di ogni possibile previsione di un marketer, soprattutto di quelli che con la rete fanno ancora fatica a dialogare. Se questo è lo scenario, risulta più facile interpretare i dati che periodicamente IAB e Nielsen ci comunicano sulla decrescita degli investimenti pubblicitari sui canali tradizionali e la crescita su qeulli digitali. Che più che dalla crisi di mercato sono, secondo me, sostenuti dalla crisi dei modelli di comunicazione e apprendimento che internet sta rimettendo in gioco. Lentamente (ma neanche tanto) ma indissolubilmente…