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Una Moleskine per catturare frammenti e pensieri dalla Rete e dalle nostre teste, nei pochi momenti di lucidità nel portare avanti Metafora AD Network.

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Feb
9th
Tue
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A meno di voler pagare la lettura del quotidiano on line in denaro corrente, la pubblicità è il prezzo da pagare. Pertanto ben venga ma fintanto che è sostenibile: * non mi interrompe, non mi distrae mentro leggo un articolo; * non mi provoca malessere, fastidio, spavento con effetti visivi o sonori esagerati o inattesi; * non agisce al di là del mio controllo: non si attiva da sola, mi consente di interromperla; * non blocca il mio sistema, non mi costringe all’installazione di plugin; * non costituisce l’elemento predominante della pagina; * non si annida subdolamente tra i contenuti fingendosi parte di essi. L’ultimo punto fa riferimento ad una forma di inserzione pubblicitaria che per dimensioni ed aspetto non è intrusiva ma che ha un comportamento subdolo che la rende tale: si tratta di script che si applicano automaticamente a parole del testo rendendole dei link verso contenuti pubblicitari. Questa pratica deforma il significato di approfondimento di un link ipertestuale e non consente all’utente di fare distinzione tra pubblicità e link reale, produce una sorta di inganno molto spiacevole. Dagli esiti della ricerca appare chiaro che l’efficacia di un banner non è tanto legata alla sua multimedialità, prominenza o intrusività quanto alla sua capacità di proporsi all’utente in momenti in cui è disponibile a cogliere il messaggio pubblicitario: durante la navigazione esplorativa, accanto ai risultati di una ricerca. E’ legata alla disposizione del layout e al compito dell’utente, alla pertinenza con i contenuti.
E nonostante questo la sfida sembra ancora essere a “chi grida più forte”, contravvenendo ad una delle regole auree della costruzione di pagine web: quando tutti urlano diminuiscono per tutti le probabilità di essere ascoltati.